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Alimentazione

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Buddha


Siddhartha, Gautama (563-483 a. C.),conosciuto come "il Budda Sakhyamuni ", era figlio del monarca del regno di Kapilvatsu, il re Suddhodana e della regina Mahamaya, conosciuta come Anjana, originaria del vicino regno di Kolya. Il titolo "Budda" deriva dalla radice sanscrita budh, che significa "conoscere", "realizzare", o "risvegliare". Così, Budda significa "il risvegliato". Siddhartha infatti, non era un bambino comune, ma una potente incarnazione di Dio la Persona Suprema apparsa per diffondere una sua interpretazione del concetto di non-violenza (ahimsa paramo dharmah), come confermano le predizioni contenute nei Veda. Per esempio nello Srimad-Bhagavatam, il testo Vedico più importante per la nostra era, compilato 5000 anni fa, leggiamo la seguente predizione: "Poi, all'inizio dell'età kali, il Signore apparirà nella forma di Buddha, il figlio della regina Anjana (e del re Suddhodana), nel distretto di Gaya (Bihar), al solo scopo di confondere coloro che invidiano i fedeli teisti." (S.B. 1.3.24) All'epoca dell'avvento di Siddhartha (Buddha), l'intera umanità era caduta nell'ateismo, e si mostrava particolarmente crudele verso i poveri animali che venivano regolarmente uccisi col pretesto di compiere sacrifici religiosi, fino al punto in cui ogni casa era praticamente diventata un mattatoio. Buddha affascinò gli atei, con i suoi poteri Divini, e li ispirò ad intraprendere la via della disciplina morale (dharma) e della non violenza (ahimsa), le due tappe preliminari a ogni progresso nella realizzazione spirituale. Essi svilupparono una fede assoluta in Lui che era una manifestazione di Dio. I miscredenti credettero dunque in Dio nella forma di Buddha. Questa fu la sua misericordia: egli fece in modo che gli infedeli credessero in Lui. Il rè Suddhodhana mantenne Siddhartha isolato e protetto dalle sofferenze del mondo esterno. Così, da giovane Siddhartha visse una vita agiata e artificialmente lontana dalle miserie dell'esistenza materiale. All'età di ventinove anni, tuttavia, Siddharta si avventurò fuori dai confini del palazzo e per la prima volta vide un uomo anziano, un ammalato, un morto e, infine, un sannyasi (un monaco nell'ordine di rinuncia), il quale spiegò a Siddharta che i suoi primi tré incontri non erano una cosa rara, ma proprio l'inevitabile stato di sofferenza di tutti gli esseri viventi in questo mondo. Siddharta divenne triste e preoccupato, e cadde in profonda contemplazione. Decise di scoprire il modo in cui la gente avrebbe potuto vincere la sofferenza. Per prima cosa intraprese una severa vita di digiuni e austerità, masi indebolì al punto che stava per morire. Ne dedusse che la mortificazione non conduce alla perfezione che cercava. Secondo la tradizione buddista, una sera (intorno al 531 a. C.), mentre meditava nella foresta a Buddh Gaya, Siddharta raggiunse gli stadi preliminari dell'illuminazione. Potè vedere con chiarezza che l'esistenza materiale è illusoria e che in questo mondo è tutto transitorio. Fu sempre a Buddh Gaya, sotto il famoso Albero della Bodhi, che Siddharta fece voto di raggiungere l'illuminazione totale. Dopo aver praticato il sadhana (disciplina spirituale) per sei anni, egli raggiunse il suo scopo e compose le Quattro Nobili Verità dell'esistenza materiale:

1. la sofferenza regna ovunque in questo mondo;

2. la sofferenza nasce dall'ignoranza e dai desideri materiali;

3. l'estinzione dei desideri materiali porta all'estinzione della sofferenza;

4. il modo per estinguere il desiderio è seguire l'"Ottuplice sentiero": · corretta conoscenza, · corretto fine, · corretta parola, · corretta condotta, · corretta attività, · sforzo corretto, · corretta attitudine mentale, · corretta contemplazione.

Questa è anche conosciuta come "la Via di Mezzo", tra l'attaccamento eccessivo e l'eccessiva rinuncia al mondo, ed è stata concepita per condurre l'individuo al di là del regno della sofferenza. La filosofia di Budda, quindi, mira all'estinzione della sofferenza per tutti gli esseri viventi, e questo include, anche gli animali. E' assurdo credere che l'abbattimento degli animali e il consumo di carne non freni il progresso spirituale. Ogni Buddhista deve seguire questo principio fondamentale di compassione "Ahimsa paramo dharmah", la non violenza, altrimenti l'ostentazione esteriore di religiosità sarà soltanto una caricatura. Durante il periodo della sua predicazione, Buddha esprese la sua profonda convinzione dell' efficacia delle arti marziali come metodo per l´unificazione del corpo e della mente, una disciplina fisica e mentale capace di mettere in armonia i due elementi. Sebbene il buddhismo, che predica la non violenza fino al vegetarianesimo, e l´arte marziale, possano apparire incompatibili, gli insegnamenti originali di Buddha ponevano enfasi sull´ importanza della forza per la difesa delle leggi spirituali (Dharma)


Il vegetarianesimo  

Ormai quasi tutti sanno che una dieta vegetariana è salutare. I monaci Shaolin sono strettamente vegetariani perché la carne, il pesce e le uova sono elementi dannosi al benessere del corpo, ma soprattutto per non frenare l'evoluzione degli altri esseri viventi, principio che in sanscrito si chiama "Ahimsa". Buddha ci ha insegnato a rispettare ogni creatura nobile o ignobile perché in accordo alla legge del Karma (azione che procura una reazione), ogni essere vaga attraverso milioni di corpi differenti, come uccelli, pesci, mammiferi, piante ecc….perciò in tutti i corpi viventi c'è l'anima. Tutti noi abbiamo attraversato queste esperienze, ed ora altri nostri fratelli si trovano nella stessa situazione, perciò dobbiamo diventare coscienti e sensibili al dolore altrui, e non interrompere l'evoluzione di esseri in corpi differenti dal nostro. Per ottenere la carne è sempre necessario ferire o uccidere, e una persona nobile non desidererà infliggere sofferenza ad altri solo per soddisfare il suo palato. Sempre in accordo alla legge del Karma, "ciò che facciamo agli altri, lo stiamo facendo a noi stessi" perché la legge della natura restituirà puntualmente le conseguenze buone o cattive dei nostri atti a tempo debito. . Molti recenti rapporti medici e scientifici infatti, hanno dimostrato chiaramente la relazione che c'è fra diete a base di carne e "killer" implacabili come il cancro e le malattie di cuore. Per eliminare la sofferenza nostra e altrui dal mondo e per evitare morti inutili, i monaci Shaolin aderiscono al principio buddhista supremo: "Ahimsa paramo dharmah"( la non violenza è il supremo dovere dell'essere umano). Il sutra afferma:"L'umile saggio illuminato dalla vera conoscenza vede con occhio equanime il nobile ed erudito, la mucca, l'elefante, il cane, e il mangiatore di cani"La nostra preoccupazione per le creature di Dio, è fondata sulla visione spirituale, che Da-mo ci ha insegnato, questa visione di uguaglianza universale è la chiave per poter rispettare ogni forma di vita, ed è un impegno che rimane incrollabile in ogni circostanza. I monaci Shaolin raccomandano a tutti coloro che abbracciano lo studio del Kung-fu-Shaolin, di alimentarsi con cibi influenzati dalla virtù, i cibi vegetariani nutrienti e gradevoli al cuore, perché come dice il Sutra: "I cibi cari a coloro che sono influenzati dalla virtù accrescono la durata della vita, purificano l'esistenza e danno forza, salute, soddisfazione e felicità". Una dieta vegetariana e compassionevole è la più adeguata per la pratica dello Shaolin-Kung-fu, perché il monaco deve essere in armonia con la natura per poter usufruire dell'energia dell'universo: il Qi. Il monaco, grazie alla sua naturale umiltà (vinaya), può imparare da tutti gli esseri viventi come vivere e come agire, l'esempio principale sono gli stili di Kung-fu di imitazione degli animali. Come potrebbe essere così ingrato verso i suoi maestri della natura da arrivare ad ucciderli? La saggezza Shaolin insegna ai suoi discepoli a sostenersi in modo che tutti possano vivere.

 

L'alimentazione dei monaci Shaolin

L'importanza di alimentarsi in virtu'.

Anche i monaci-guerrieri, che si dedicano alla pratica del Kung-fu, rispettano il principio dell'Ordine Buddhista Ch'an che impone di non uccidere alcun essere vivente, perciò sono strettamente vegetariani come i monaci dediti unicamente alla meditazione. Dal punto di vista atletico, l'energia concentrata in una particolare parte anatomica, durante la pratica dello Shaolin-Kung-fu, supera in alcuni casi l'80% in un solo movimento. Perciò l'esaurimento di energia e ossigeno durante gli esercizi del kung-fu aumenta in modo esponenziale rispetto ad un'attività fisica leggera, perciò i monaci guerrieri si alimentano più spesso e con cibi più ricchi, come ad esempio latticini, legumi e frutta secca, rispetto ai monaci che non praticano un'assidua attività fisica. L'alimentazione vegetariana permette al monaco di avere una capacità di ripresa 3 volte superiore di quella di un atleta con un regime alimentare a base di carne.

 

Lo Shaolin


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