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Sheng-lunzi la ruota della vita

I principi del Buddhismo C'han che riguardano la reincarnazione, da noi chiamata:"ruota della vita" (Sheng-Lunzi), ci permettono di considerare la vita in una prospettiva molto più vasta, il punto di vista dell'eternità. La breve durata di un'esistenza non è più vista allora come l'inizio della nostra vita, ma come un semplice lampo nel tempo; ci sarà possibile capire che persone apparentemente pie che subiscono grandi sofferenze raccolgono probabilmente le conseguenze di atti empi commessi in questa vita o nelle vite precedenti. In questa prospettiva molto allargata della giustizia universale, è possibile capire che ogni anima individuale è l'unica responsabile del proprio karma (legge naturale di azione e reazione). Col compimento delle azioni, l'essere vivente pianta i semi delle reazioni, e nel giro di un certo periodo di tempo, questi semi germogliano e portano i loro frutti di felicità o di sofferenza. In entrambi i casi le leggi della reincarnazione agiscono in modo imparziale; esse concedono a ogni essere vivente il destino che egli stesso si è plasmato mediante le sue precedenti azioni. L'anima è l'artefice del proprio destino, e questo comprende anche la scelta di una particolare forma corporea, scelta che è determinata dai desideri e dagli atti passati e presenti. Nessuno onestamente può lamentarsi perché come si dice:"l'uomo propone e Dio dispone." La natura, per ordine di Dio, rispondendo ai nostri desideri, prepara il nostro prossimo corpo. Se un essere umano spreca questa vita preziosa, il cui solo scopo è la realizzazione spirituale, dedicandola unicamente ad attività animali che consistono nel mangiare, dormire, avere rapporti sessuali e difendersi, Buddha gli assegnerà un posto in seno a una specie dove saranno messe a sua disposizione maggiori facilitazioni per godere di tali piaceri, e dove inoltre non sarà disturbato dalle inibizioni e dalle responsabilità proprie della vita umana. Questo sistema liberale di ricompensa e di castigo può in un primo momento lasciare perplessi, ma si tratta in verità di una giustizia perfetta e compatibile con la concezione di Dio, nella Sua essenza di pura misericordia. L'essere che desidera gioire di una forma particolare di piacere materiale deve ricevere un corpo appropriato a questo scopo; è quindi giusto che la natura lo ponga nel corpo a cui aspira al fine di appagare i suoi personali desideri. Per definizione (avendo Dio creato, l'uomo a Sua immagine), Dio deve possedere tutte le qualità al più alto grado di perfezione. Una di queste qualità è la misericordia. La nozione secondo la quale un essere umano può essere condannato alla sofferenza eterna dell'inferno dopo una sola e breve esistenza non è compatibile con la concezione di un Essere Supremo animato da una misericordia infinita (Amitabha). Anche un padre ordinario concederà al figlio più di una possibilità nel tentativo di rendere la sua vita perfetta. La dottrina Shaolin della reincarnazione ci insegna che Buddha Si ricorda e tiene conto anche della minima buona azione che una persona, dedita generalmente solo a fare del male, ha compiuto. È raro trovare individui che siano peccatori al cento percento. Di conseguenza, se in questa vita un essere vivente progredisce spiritualmente anche soltanto un poco, gli sarà concesso, nella sua prossima esistenza, di poter riprendere il suo cammino spirituale dallo stesso punto in cui l'aveva lasciato. L'anima potrà quindi, nel corso di numerose vite, sviluppare le qualità spirituali che le sono proprie fino a quando non si dovrà piú reincarnare in un corpo materiale e potrà tornare alla sua dimora originale, nel mondo spirituale. Questa è la particolare benedizione della forma umana: anche se il destino di una persona è quello di soffrire atrocemente a causa degli atti riprovevoli che ha compiuto in questa vita o in quelle precedenti, potrà, adottando il metodo della realizzazione spirituale, modificare ugualmente il suo karma. L'anima che ha raggiunto lo stadio umano è arrivata al punto determinante della sua evoluzione. A partire da quel momento può scegliere o la degradazione o la liberazione dalla dolorosa "ruota della vita".




Ch'an: la meditazione  

A Shaolin viene insegnata la dottrina Buddhsta "C'han", basata sulla meditazione (t'so-C'han) Quest'ordine Buddhista, introdotto al monastero Shaolin dal patriarca Da-Mo (Bodhidharma 520 d.C.), insiste sul raggiungimento della liberazione attraverso la meditazione. La parola cinese "C'han" deriva dal sanscrito "dhyana" che significa "meditazione", cioè fissare la mente su ciò che riguarda lo Spirito Supremo. Meditare,quindi, significa elevare volontariamente il proprio livello di coscienza; col raccoglimento portando la propria attenzione in modo esclusivo sugli assi centrali del proprio essere, ritirandola dalle distrazioni esteriori. L'obiettivo di questo raccoglimento non è l'ozio, ma uno spostamento della coscienza dall'esterno all'interno di se. Con la parola sé, intendiamo la nostra vera natura che è di carattere spirituale. Il corpo infatti è composto di elementi materiali e non costituisce la nostra vera identità. Infatti le sue caratteristiche di temporaneità, ignoranza e sofferenza contraddicono natura del nostro essere, composta invece di eternità, felicità e conoscenza, a cui tutti aspiriamo. Il Maestro ci chiede di meditare su questa verità finchè la realizziamo, perciò durante il nostro viaggio interiore è necessario ricordare le informazioni che ci ha dato. La meditazione quindi, per un monaco Shaolin è una pratica inseparabile non solo dalle arti marziali, ma dalla sua stessa vita. La meditazione si pratica in un luogo tranquillo, lontani dal frastuono del mondo ed inizia col controllo della respirazione addominale e dalla concentrazione sugli assi centrali del proprio essere (Jing-Luo): il basso addome (Dan-Dian), lo spazio tra le sopracciglia (Mei-Xin) e il punto centrale del petto (Tan-Zhang). Dopo questo lavoro iniziale di interiorizzazione della coscienza, la meditazione si sviluppa ulteriormente da un livello metafisico all'altro fino a raggiungere il livello spirituale.
È indispensabile imparare a situarsi sulla piattaforma spirituale, accessibile a coloro che, con la pratica della meditazione, mettono in atto un cambiamento di coscienza. "Nella mutazione del baco da seta il verme muore e la farfalla vive, eppure non sono due creature separate ma una in due". Avviene lo stesso nell'uomo: le sue false convinzioni devono morire affinchè possa conoscere la gioia della sua vita. Ciò che si ode nel silenzio è vero qualcosa in noi sta morendo e questa cosa si chiama ignoranza." Se non si è situati sul piano trascendentale, non è possibile liberarsi dalle reti dell'illusione e in questa condizione sfortunata qualsiasi attività umana culmina nella sconfitta. Nel Tempio chiediamo perciò ai monaci, di adottare la meditazione suprema sul nome del Signore (Namo O Mi To Fo) con la recitazione continua, ventiquattro ore al giorno, su una corona di 108 grani. Il Signore Buddha afferma, che colui che pratica questa forma di meditazione è il più grande degli asceti e le azioni meravigliose compiute da un tale monaco illuminato, derivano dalla sua completa libertà spirituale.

Lo Shaolin


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SRI ROHININANDANA